Videosorveglianza e Rapporti di Lavoro

Torniamo al tema della Videosorveglianza nel mondo del Lavoro,  rimandando al nostro SMBlog per una visione complessiva del nuovo Provvedimento datato 8 aprile 2010.

Premesso che
  • occorre evitare riprese particolareggiate nei casi in cui le stesse non sono indispensabili in relazione alle finalità perseguite
  • la localizzazione delle telecamere e le modalità di ripresa devono essere determinate nel rispetto dei principi di necessità, proporzionalità e finalità.
Vediamo quali accorgimenti adottare in concreto quando le telecamere possono riprendere anche l’attività lavorativa.

Riprese Vietate
Nelle attività di sorveglianza occorre rispettare il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa, pertanto è vietata l’installazione di apparecchiature specificatamente preordinate alla predetta finalità.
Vietate, quindi, le riprese al fine di verificare l’osservanza dei doveri di diligenza stabiliti per:
  • il rispetto dell’orario di lavoro
  • la correttezza nell’esecuzione della prestazione lavorativa (ad es. orientando la telecamera sul badge).
Riprese consentite
Quando la videosorveglianza è resa necessaria da esigenze organizzative o produttive, ovvero è richiesta per la sicurezza del lavorovanno osservate le garanzie previste in materia di lavoro: in tali casi, ai sensi dell’art. 4 della L 300/1970, gli impianti e le apparecchiature, “dai quali può derivare anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti” (v., altresì, artt. 113 e 114 del Codice; art. 8 l. n. 300/1970 cit.; art. 2 d.lg. n. 165/2001). Scarica il Modello per rivolgersi alla Direzione Provinciale del Lavoro di Milano.

Luoghi di ripresa
Le garanzie sopra indicate vanno osservate sia all’interno degli edifici, sia in altri contesti in cui è resa la prestazione di lavoro, come, ad esempio, nei cantieri edili o con riferimento alle telecamere installate su veicoli adibiti al servizio di linea per il trasporto di persone (artt. 82, 85-87, d.lg. 30 aprile 1992, n. 285, “Nuovo codice della strada”) o su veicoli addetti al servizio di noleggio con conducente e servizio di piazza (taxi) per trasporto di persone (le quali non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida, e le cui immagini, raccolte per finalità di sicurezza e di eventuale accertamento di illeciti, non possono essere utilizzate per controlli, anche indiretti, sull’attività lavorativa degli addetti).

Sanzioni
Il mancato rispetto di quanto sopra prescritto comporta l’applicazione della sanzione amministrativa stabilita dall’art. 162, comma 2-ter, del Codice, ovvero il pagamento di una somma da € 30.000 a € 180.000.
L’utilizzo di sistemi di videosorveglianza preordinati al controllo a distanza dei lavoratori o ad effettuare indagini sulle loro opinioni integra la fattispecie di reato prevista dall’art. 171 del Codice (Rinvio all’Art.38 Statuto dei Lavoratori)

Riprese a scopi divulgativi o di comunicazione aziendale
Sotto un diverso profilo, eventuali riprese televisive sui luoghi di lavoro per documentare attività od operazioni solo per scopi divulgativi o di comunicazione istituzionale o aziendale, e che vedano coinvolto il personale dipendente, possono essere assimilati ai trattamenti temporanei finalizzati alla pubblicazione occasionale di articoli, saggi ed altre manifestazioni del pensiero.
In tal caso, alle stesse si applicano le disposizioni sull’attività giornalistica contenute nel Codice (artt. 136 e ss.), fermi restando, comunque:
  • i limiti al diritto di cronaca posti a tutela della riservatezza,
  • l’osservanza del codice deontologico per l’attività giornalistica
  • il diritto del lavoratore a tutelare la propria immagine opponendosi, per motivi legittimi, alla sua diffusione (art. 7, comma 4, lett. a), del Codice).
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Formazione Privacy Obbligatoria?

 A scanso di equivoci, rispondiamo subito: si.

E dove sta scritto?

  • Esplicitamente: al Punto 19.6 del Disciplinare Tecnico in Materia di Misure Minime di Sicurezza (Allegato B al Codice Privacy), rivolto a tutti coloro che sono obbligati a  redigere il DPS. 
  • Implicitamente: in termini sia di generale misura di sicurezza (art. 31) che di particolare misura minima di sicurezza (art. 33, 34 e 35). 

Quali i rischi?

In caso di mancata formazione del personale incaricato del trattamento, il Titolare si espone al rischio di sanzioni:

  • amministrative, da € 10.000 a € 120.000 
  • penali: arresto sino a due anni.

Inoltre: il rischio del risarcimento danni cagionati a terzi

Il Titolare di trattamento che non adempie all’obbligo formativo può inoltre vedersi costretto anche a rispondere per gli eventuali danni cagionati a terzi per effetto delle operazioni di trattamento per il semplice fatto di non aver adottato tutte le misure di sicurezza idonee a ridurre al minimo il rischio.

L’Art. 15 Codice Privacy dispone che: “Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’articolo 2050 del codice civile.” che, tradotto, significa elevare l’attività di trattamento dati al rango di attività pericolosa.

Il Titolare che cagioni danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali sarà “…tenuto al risarcimento se non prova di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno”, tra le quali misure idonee, ovviamente, è inclusa la formazione privacy.

Per ottenere il risarcimento, l’Interessato dovrà soltanto dimostrare che:

  • il danno si è realizzato
  • il danno è dipeso dall’attività di trattamento posta in essere sotto il controllo del Titolare.

Il Titolare, quindi, per liberarsi della responsabilità, sarà costretto a dimostrare di avere adottato tutte le misure possibili per impedire l’evento dannoso, ovvero che che tra l’attività di trattamento e l’evento dannoso non vi è un nesso di causalità.

La Formazione privacy come tutela del Titolare

Se il danno deriva da negligenza o errore imputabile ad un Incaricato del trattamento, il Titolare potrà rivalersi su di essi se proverà di aver adottato tutte le cautele del caso, ed in particolare di aver effettuato una corretta formazione privacy mirata a rendere edotti gli Incaricati circa:

  • i rischi che incombono sui dati,
  • le  misure disponibili per prevenire eventi dannosi,
  • i  profili della disciplina sulla protezione dei dati personali più rilevanti in rapporto alle relative attività,
  • le responsabilità che ne derivano
  • le  modalità per aggiornarsi sulle misure minime adottate dal titolare.

In conclusione: il Titolare che abbia effettuato una corretta formazione privacy, oltre ad applicare le sanzioni disciplinari previste (art. 2106 c.c.) potrà rivalersi sui lavoratori per inadempimento contrattuale richiedendo il risarcimento dei danni subiti.

Propaganda elettorale: le regole del Garante

Liberi gli indirizzi delle liste elettorali, serve il consenso per telefonate, sms ed e-mail

Si avvicinano le elezioni provinciali e comunali e l’Autorità Garante per la privacy ha approvato di recente un apposito provvedimento, in corso di pubblicazione su G.U., che conferma le regole già previste dal provvedimento generale del 2005.

Come già fatto in occasione di ogni campagna elettorale, l’Autorità ricorda a partiti politici e candidati le modalità in base alle quali chi effettua propaganda elettorale può utilizzare correttamente i dati personali dei cittadini (es. indirizzo, telefono, e- mail etc.).

 

Dati utilizzabili senza consenso

Per contattare gli elettori ed inviare materiale di propaganda, partiti, organismi politici, comitati promotori, sostenitori e singoli candidati possono usare senza il consenso dei cittadini:

  • i dati contenuti nelle liste elettorali detenute dai Comuni,
  • i dati personali di iscritti ed aderenti,
  • altri elenchi e registri in materia di elettorato passivo ed attivo (es. elenco degli elettori italiani residenti all’estero),
  • altre fonti documentali detenute da soggetti pubblici accessibili a chiunque, come gli albi professionali (nei limiti in cui lo statuto del rispettivo Ordine preveda la conoscibilità sotto forma di elenchi degli iscritti).

I titolari di cariche elettive possono utilizzare dati raccolti nel quadro delle relazioni interpersonali da loro avute con cittadini ed elettori.

 

Dati utilizzabili con il previo consenso

E’ necessario il consenso per particolari modalità di comunicazione elettronica come sms, e-mail, mms, per telefonate preregistrate e fax.

Stesso discorso nel caso si utilizzino dati raccolti automaticamente su Internet  o ricavati da forum o newsgroup, liste abbonati ad un provider, dati presenti sul web per altre finalità.

I dati degli abbonati, anche se presenti negli elenchi telefonici, possono essere utilizzati solo se l’abbonato ha preventivamente manifestato la sua disponibilità a ricevere tale tipo di telefonate. Sono ugualmente  utilizzabili, se si è ottenuto preventivamente il consenso degli interessati, i dati relativi a simpatizzanti o altre persone già contattate per singole iniziative o che vi hanno partecipato (es. referendum, proposte di legge, raccolte di firme).

 

Dati non utilizzabili

Non sono in alcun modo utilizzabili, neanche da titolari di cariche elettive:

  • gli archivi dello stato civile,
  • l’anagrafe dei residenti,
  • indirizzi raccolti per svolgere attività e compiti istituzionali dei soggetti pubblici o per prestazioni di servizi, anche di cura
  • liste elettorali di sezione già utilizzate nei seggi
  • dati annotati privatamente nei seggi da scrutatori e rappresentanti di lista, durante operazioni elettorali.

 

Informazione ai cittadini

I cittadini devono essere informati sull’uso che si fa dei loro dati.

Se i dati non sono raccolti  direttamente presso l’interessato, l’informativa va data al momento del primo contatto o all’atto della registrazione.

Per i dati raccolti da registri ed elenchi pubblici o in caso di invio di materiale propagandistico di dimensioni ridotte (c.d. “santini”), il Garante ha consentito a partiti e candidati una temporanea sospensione dell’informativa fino al 30 settembre 2011.



DPS e Relazione Accompagnatoria al Bilancio d’esercizio: il Nostro Facsimile

Passato il 31 marzo, approfondiamo in questo post una misura minima di sicurezza privacy strettamente correlata al DPS: l’obbligo di riferire nella relazione accompagnatoria al bilancio di esercizio dell’avvenuta redazione/aggiornamento del DPS.

Il Punto 26 dell’All.B al Dlgs196/2003, dispone  l’obbligo di adozione di una Misura minima  di  sicurezza e così recita:

Il titolare riferisce, nella relazione accompagnatoria del bilancio d’esercizio, se dovuta, dell’avvenuta redazione o aggiornamento del documento programmatico sulla sicurezza.


A quale comunicazione sociale si riferisce?

E’ escluso che si riferisca alla Nota integrativa in quanto:

  • il Punto 26 adotta l’inciso “se dovuta”, mentre la nota integrativa va adottata in ogni caso,
  • la Nota integrativa contiene unicamente indicazioni di tipo contabile.

Sembra pertanto corretto fare riferimento alla Relazione sulla gestione ed escludere altri documenti previsti dal codice civile.

 

Quando adempiere?

Al momento del deposito del bilancio, pertanto, gli amministratori delle società tenuti a redigere una Relazione sulla gestione ai sensi dell’art. 2428 c.c. dovranno menzionare al suo interno la circostanza dell’avvenuta adozione/aggiornamento del DPS.

 

Contenuto della menzione

Nessun obbligo di allegare il DPS alla relazione, ne’ di descriverne il contenuto, va solo riferito dell’avvenuta redazione o aggiornamento del documento programmatico sulla sicurezza (Scarica il Nostro Facsimile)

 

A quale DPS fare riferimento?

Quanto al periodo di riferimento sarà necessario guardare all’esercizio in corso, e non a quello cui il bilancio fa riferimento (si dovrà pertanto, menzionare nella relazione sulla gestione dell’avvenuta adozione o aggiornamento del DPS per l’anno solare in corso).

 

Sanzioni

La mancata menzione dell’adozione/aggiornamento del DPS integra la mancata adozione di una misura minima di sicurezza per la quale è prevista una sanzione da 8.000 € a 960.000 €.

 

Scarica il Nostro Facsimile da inserire nella relazione accompagnatoria del bilancio d’esercizio.