Dear Mr. Page… I Garanti del mondo a Big G: i “Google Glass” rispettino la privacy dei cittadini

pg-46-google-glasses-apLe Autorità di garanzia scrivono a Larry Page:  subito chiarimenti e l’avvio di un confronto.

Quali informazioni raccoglie Google attraverso i “Glass”, i famosi occhiali a realtà aumentata? Con chi le condivide? Come intende utilizzarle? Come viene  garantito il rispetto delle legislazioni sulla privacy? Come pensa Google di risolvere il problematico aspetto della raccolta di informazioni di persone che, a loro insaputa, vengono “riprese” e “registrate” tramite i Glass?

Sono solo alcune delle questioni che le Autorità di protezione dati di diversi continenti riunite nel GPEN (Global Privacy Enforcement Network), hanno messo nero su bianco in una lettera inviata alla multinazionale californiana sullo sviluppo di Google Glass, una tecnologia in via di sperimentazione legata all’elaborazione elettronica dei dati, indossabile sotto forma di occhiali, che comprende una microcamera, un microfono ed un dispositivo Gps con accesso ad Internet.

Le Autorità per la privacy, tra le quali il Garante italiano, hanno espresso preoccupazione riguardo all’impatto privacy che può derivare dall’uso dei Google Glass e forti timori sul possibile futuro uso di sistemi di “riconoscimento facciale”.

Le Autorità hanno quindi chiesto alla società un sollecito riscontro

  • sulle implicazioni privacy legate allo sviluppo di questa nuova tecnologia e
  • sulle misure che intende prendere per garantire il rispetto della vita privata in tutti i Paesi del mondo.

Google è stata invitata ad un confronto, attraverso incontri e dimostrazioni pratiche sull’uso dei “super-occhiali”. Nonostante  l’esigenza più volte affermata che la privacy sia parte integrante della progettazione di ogni prodotto e servizio prima del lancio, nessuna Autorità di protezione dati è stata sentita dalla multinazionale e le uniche informazioni di cui dispongono i Garanti, derivano in gran parte dai media o dalla pubblicizzazione del dispositivo ad opera della stessa Google.

“Le nuove tecnologie sono state sempre connotate dal binomio “opportunità-rischi” – afferma Antonello Soro, Presidente del Garante privacy – ma certo i Google Glass lasciano prevedere grandi pericoli per la vita privata. Chiunque  finisse nel raggio visivo di chi indossa questi occhiali – continua Soro – potrebbe, a quanto è dato sapere, venire fotografato, filmato, riconosciuto e, una volta avuto accesso ai suoi dati sparsi sul web, individuato nei suoi gusti, nelle sue opinioni, nelle sue scelte di vita. La sua vita gli verrebbe in qualche modo sottratta per finire nelle micro memorie degli occhiali o rilanciata in rete. Ci sono già norme che vietano la messa on line di dati personali senza il consenso degli interessati. Ma di fronte a questi strumenti le leggi non bastano: serve un salto di consapevolezza da parte di fornitori di servizi Internet, degli sviluppatori di software e degli utenti. E’ indispensabile ormai riuscire a promuovere a livello globale un uso etico delle nuove tecnologie.

 

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USA e la Privacy: il re è nudo

l43-barack-obama-130417212604_mediumUSA, tutti spiati dalla NSA: sotto controllo carte di credito, web e cellulari.

Chi mai ha avuto realmente qualche dubbio circa la tentazione (a portata di mano) del Governo americano di mettere il naso nelle vite più o meno private che pullulano nel web?

Cosa succede? 

Apriamo il Sole 24 Ore: Obama: così si previene il terrorismo

Il Garante italiano batte un colpo

“Preoccupa l’azione della National Security Agency statunitense, che a quanto si apprende avrebbe raccolto tabulati telefonici di milioni di cittadini, probabilmente non solo statunitensi”.

Lo afferma Antonello Soro, Presidente dell’Autorità garante per la privacy interpellato dall’Ansa sul caso Verizon. 

“Desta perplessità – continua Soro – soprattutto il carattere indiscriminato della captazione, che sembrerebbe prescindere da indizi di reato in quanto coinvolge i cittadini solo perché abbonati alla compagnia Verizon. Né il fatto che riguardi solo i dati “esterni” delle comunicazioni – continua Soro – rende questa attività meno lesiva della privacy, in quanto dai dati di traffico possono ricostruirsi aspetti rilevantissimi della vita privata”.

Secondo il Presidente dell’Autorità per la privacy “preoccupa poi il fatto che tra i soggetti intercettati possano esservi anche cittadini europei, ai quali le discipline interne garantirebbero un livello di tutela ben più elevato. La difesa della democrazia passa sempre attraverso il consolidamento delle libertà e non deve essere affidata alle scorciatoie di una sorveglianza generalizzata della vita dei cittadini. Come lo stesso Presidente Obama ha più volte riconosciuto”.

Ztl: sui contrassegni niente nominativi per le ditte individuali

ZTLIl contrassegno per il transito e la sosta nelle zone a traffico limitato (Ztl) non può contenere, nella parte visibile a tutti, i dati che  identificano direttamente l’interessato, anche nel caso di intestazione a ditte individuali.

Lo ha precisato il Garante [doc. web n. 2439150a seguito della segnalazione di un cittadino che lamentava come sui contrassegni forniti agli agenti di commercio per l’accesso e la sosta nella Ztl della sua città venisse apposto, oltre ad un ologramma per la lettura ottica e alla targa dell’autovettura, anche il nome e cognome dell’interessato.

Interpellato dal Garante, il servizio competente del Comune di Bologna aveva spiegato che effettivamente per i titolari di aziende di commercio e servizi era stata prevista l’apposizione sui  contrassegni della ragione sociale dell’azienda che, qualora venisse esercitata in forma di impresa individuale, doveva contenere almeno la sigla o il cognome dell’imprenditore.

Il trattamento è pero risultato illecito. Come ha spiegato l’Autorità, l’apposizione sui contrassegni della ragione sociale dell’azienda individuale, essendo in questo caso idonea a identificare direttamente l’interessato, configura un trattamento di dati riguardanti le persone fisiche. Questi dati, in base al Codice privacy, non possono essere indicati sulla parte visibile dei contrassegni rilasciati per la circolazione o la sosta dei veicoli nelle Ztl, i quali devono contenere invece solo informazioni indispensabili a individuare l’autorizzazione rilasciata.

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L’Autorità ha dunque prescritto al Comune di Bologna di:

  • non apporre in futuro sulla parte dei contrassegni che devono essere esposti sui veicoli, il nome e cognome dell’interessato eventualmente contenuti nella ragione sociale dell’azienda esercitata in forma di impresa individuale,
  • indicare solo i dati riguardanti l’autorizzazione.

Il Comune ha sei mesi di tempo per adempiere.

Il Garante, infine, si è riservato con autonomo provvedimento, di verificare i presupposti per contestare al comune la violazione amministrativa concernente la diffusione di dati personali in mancanza di idonei presupposti normativi.