Telecamere “intelligenti” e videosorveglianza “lunga” con adeguate garanzie

CMU_SmartCamerasVia libera del Garante privacy [doc. web n. 4933227] ad un’azienda operante nel settore dei semiconduttori che intende utilizzare un nuovo impianto di videosorveglianza dotato di software “intelligent video”.

L’impianto è munito di:

  • sistema di riconoscimento sulla base di modelli comportamentali in grado di individuare condizioni anomale (ad esempio la rilevazione di un uomo a terra) e
  • telecamere termiche, che, senza effettuare alcuna identificazione, avrebbero la funzione di attivare l’allarme a seguito dell’individuazione di forme in movimento in una “no access zone”.

La società, che ha presentato domanda di verifica preliminare e che realizza, tra l’altro, prodotti che appartengono al cosiddetto comparto “secure”, (dispositivi destinati a Sim,  Pos, credit card, etc.) ospita all’interno del suo perimetro anche altre due aziende sue fornitrici,  per le quali svolge un servizio di vigilanza. Tutto il sito produttivo è classificato come “a rischio di incidente rilevante”.

Considerati l‘ubicazione isolata del sito, il delicato settore produttivo e le specifiche esigenze del rispetto di  elevati standard di sicurezza nazionali ed internazionali,  l’Autorità ha ritenuto che la richiesta della società possa essere accolta perché conforme ai principi del Codice della privacy. 

Con le stesse motivazioni, il  Garante ha autorizzato la società anche alla conservazione delle immagini rilevate per 45 giorni, con lo scopo di monitorare lo stabilimento produttivo e individuare i responsabili di eventuali fatti illeciti, anche a seguito di intrusioni e furti già denunciati.

Ad eccezione della visione da parte dell’Autorità giudiziaria, l’accesso alle immagini potrà avvenire solo nel rispetto di quanto stabilito dagli accordi sindacali aziendali e le stesse non potranno essere diffuse o comunicate.

Il Garante ha accolto anche un’altra richiesta di prolungamento dei tempi di conservazione delle immagini, presentata da una società abilitata alla trattazione di “materiale classificato” che opera principalmente nel settore marino, autorizzando la conservazione delle immagini fino a 30 giorni [doc. web n. 4933452]. La richiesta  è correlata all’esigenza di tutelare la sicurezza dei prodotti giacenti presso la ditta, dei beni aziendali in genere, nonché delle persone che operano all’interno dei locali e nelle aree aziendali, in relazione alla particolare tipologia e delicatezza delle lavorazioni effettuate e delle connesse esigenze di sicurezza e segretezza.

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Monitor rivolto verso i Clienti: multato un negozio per violazione della privacy

Perché due negozianti del centro di Ferrara dovranno pagare 12.750 euro per un monitor del sistema di videosorveglianza rivolto nella direzione sbagliata?

Fatti

All’inizio di aprile 2012, nel negozio di cui sopra si è presentato il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri, che ha accertato l’installazione:

  • di una telecamera che riprende la zona vendita, ingresso e banco cassa (e fin qui, con le dovute Informative e la debita autorizzazione della Direzione Provinciale Lavoro, nulla di male)  
  • e di un monitor rivolto verso l’area di vendita visibile, quindi, da tutti i Clienti.

Contestazione

La collocazione del monitor rende fruibili e accessibili a terzi non autorizzati le immagini riprese e, pertanto, si pone in violazione della disciplina di protezione dei dati personali.

Cosa dice la Legge?

La normativa di riferimento è il Codice Privacy e il Provvedimento in materia di videosorveglianza – 8 aprile 2010.

Le misure minime di sicurezza (la cui ratio è quella di ridurre al minimo necessario i dati personali trattati per realizzare la finalità individuata dal Titolare del trattamento, in questo caso, le immagini raccolte per finalità di sicurezza dei locali aziendali) che ogni Titolare di trattamento è tenuto ad adottare devono ridurre al minimo i rischi di

  • distruzione e di perdita, anche accidentale, 
  • di accesso non autorizzato
  • di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta, anche in relazione alla trasmissione delle immagini (artt. 31 e ss. del Codice).

Nel caso del negozio di Ferrara, non solo non erano state attentamente selezionate e designate per iscritto le persone fisiche, incaricate del trattamento, autorizzate a visionare le immagini (art. 30 del Codice), ma alle immagini stesse potevano persino accedere tutti gli avventori nel negozio.

Rischi

La mancata adozione delle misure minime di sicurezza e il trattamento illecito di dati personali sono sanzionati:

  • sia in sede amministrativa col pagamento di una sanzione amministrativa da 10.000 €  a 120.000 €
  • sia in sede penale con l’arresto fino a due anni