Regioni: diritto di accesso dei consiglieri nel rispetto della privacy

privacy-475x3161I consiglieri regionali possono accedere ad atti e documenti contenenti dati personali dei cittadini solo per finalità legate al loro mandato.

Lo ha chiarito il Garante per la protezione dei dati personali nel parere favorevole [doc. web n. 2576905] reso sulla versione aggiornata dello schema tipo di regolamento, predisposto dalla Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome, sul trattamento di dati personali sensibili e giudiziari presso i consigli, rispetto al quale ha tuttavia chiesto alcune integrazioni.

L’Autorità ha chiesto, in particolare, di specificare che le richieste di accesso ai documenti, da parte dei consiglieri, possono essere accolte solo se riconducibili alle “esclusive” finalità di rilevante interesse pubblico “direttamente connesse all’espletamento di un mandato elettivo”.

Nel rendere il suo parere, il Garante ha chiesto, inoltre, ai consigli di adottare modalità tali da assicurare che l’accesso dei consiglieri comporti il minor pregiudizio possibile alla vita privata delle persone cui si riferiscono i dati oggetto dell’istanza di accesso.

Speciali cautele sono state definite anche per le informazioni sulla vita sessuale dei reclusi, che potrebbero essere trattate dai Garanti regionali per i diritti dei detenuti.

La richiesta di parere da parte della Conferenza sul nuovo schema tipo si è resa necessaria a causa del mutato quadro normativo che regola le attività istituzionali dei consigli.

Va ricordato a tale proposito che il Codice privacy prevede, infatti, che per poter raccogliere, utilizzare, elaborare, conservare, comunicare dati sensibili e giudiziari indispensabili allo svolgimento delle loro attività istituzionali, le regioni e le province autonome, come altri soggetti pubblici, debbano adottare specifici regolamenti.

Questi regolamenti individuano e rendono noti ai cittadini quali dati vengono usati e per quali fini.

 

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Privacy: cittadini più tutelati nell’uso dei dati da parte di regioni e aziende sanitarie

Maggiori tutele per i cittadini nell’uso dei dati da parte della Pubblica Amministrazione.

Quando trattano a fini amministrativi i dati sensibili e giudiziari delle persone  (ad esempio a fini di monitoraggio della spesa sanitaria, di accertamento dell’idoneità al lavoro o di concessione di benefici) le regioni, gli enti regionali e provinciali, le aziende sanitarie devono rispettare precise garanzie a tutela della privacy.

È quanto ha chiesto il Garante per la protezione dei dati nel dare parere favorevole sullo schema tipo di regolamento predisposto dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome. Lo schema tipo aggiorna quello adottato nel 2006 con il quale sono stati individuati i dati sensibili (salute, vita sessuale, sfera religiosa, appartenenze politico-sindacali, origine etnica) e giudiziari (condanne, carichi pendenti etc.) che possono essere raccolti e utilizzati da regioni, province autonome, asl, enti e agenzie regionali e provinciali, enti vigilati, e le operazioni che con tali dati si possono effettuare.

La revisione dello schema tipo di regolamento del 2006 nasce dalla necessità di garantire un più ampio quadro di tutele rispetto ai flussi crescenti di dati che vengono scambiati tra le pubbliche amministrazioni nell’ambito delle loro attività istituzionali, anche in ragione delle nuove competenze acquisite e della necessità di verifica del buon andamento dell’attività amministrativa.

Nel dare il suo via libera, l’Autorità ha dato indicazioni alla Conferenza delle regioni e delle province autonome perché lo schema venga integrato con specifiche garanzie.

L’Autorità ha chiesto, ad esempio, che:

  • ai fini del monitoraggio e valutazione dell’efficacia dei trattamenti sanitari erogati, le Regioni, una volta acquisiti i dati dalle Asl, adottino un sistema di codifica che non consenta l’identificazione diretta del soggetto interessato.
  • per finalità di programmazione, gestione e valutazione dell’assistenza sanitaria non vengano utilizzati dati sensibili, quale l’adesione a partiti, sindacati, associazioni religiose.

Lo schema tipo, è bene ricordarlo, semplifica gli adempimenti di regioni, asl, agenzie ed enti vigilati provinciali e regionali poiché evita che i singoli regolamenti previsti per legge, se adottati in conformità alla versione aggiornata dello schema tipo, debbano essere sottoposti al parere del Garante.